THE DIRTIEST

Slovenly is extra pumped to present this platter from Tuscan punk rock paesanos the DIRTIEST. Label founder Peter Menchetti is Italian (from New York, which has so much Italian blood it may as well be the 21st region of Italy!) and while it’s not the first album we release from the old country, the DIRTIEST are the first to do it in Italiano, and you know the saying — they do it better.

Lyrically, the DIRTIEST bounce from brilliance to bonehead and then back, showing deep disgust for the status quo in Italy, and deep love for punk rock & all their pals in the scene. Musically, they are clearly picking up where the RAMONES left the SPITS & the PIZZAS off, but not without adding some strong Italian flavor. After hearing this for the first time, PERSONAL was torn between heading for Italy with his baseball bat, and sending the band a cease & desist — but then we reminded him that Iggy & Joey never busted any PIZZAS balls…

If you’ve ever wondered what makes Italian punk rock different from punk rock from Italy, this LP will show you — side A is all in Italian, and side B is all in English. The B-side tracks are only being released on the backside of this platter, so statte zitt’ e mangia! — while it’s hot

THE DIRTIEST – Sovranista

ITALIAN:
Dalla melassa rimestata e puzzolente, che ormai ci imbozzola a livello planetario come larve, emerge Sovranista, il grido di schifo e disincanto a firma The Dirtiest, vera e propria futura cornerstone per il r’n’r italico. Scommessa stravinta per Pete Slovenly nella sua antica battaglia per dischi cantati dalle band nelle proprie lingue madri. I tre punk garagers fiorentini sembrano aver trovato la risposta più adatta al delirio imperante: rispedire al mittente una disgustosa fotografia delle mirabilie che combina…All I wanna be is the dirtiest I can be!

Diviso, nell’edizione in vinile, in maniera manichea e schizofrenica (vista l’aria che tira), in Italian side e english side, verrete risvegliati, nel lato A, dai meritati calci in culo di un fuoco di fila di istant-3 chords-hits. Tutti sicuri futuri italian-classics, che si stamperanno istantaneamente nel cervello, come è giusto che sia in una pratica rieducativa terminale. 10 gioiellini r’n’r punk, spesso lunghi meno di 2 minuti, come mai una band italiana ne aveva infilati uno dietro l’altro, suonati con un tiro micidiale, memori di Ramones, Spits, Dickies, Hanson Brothers, ma anche di Lard, Dead Kennedys, Zero Boys, 7 Seconds e Cosmic Psychos.

Titoli e testi eloquenti come tavole di Mosè del disastro 2020, per un cantato in italiano finalmente convincente e sintetico nella scrittura, strafottente e gongolante nell’espressione, quasi un Joey Ramone in salsa glam-white trash italiota, quasi à la Vasco/Achille Lauro (eresia maxima!), mix quantomeno inedito per il nostro bel(?)paese. Devoto (“tu proprio tu che fai cose così brutte da fare, tu proprio tu che ti sporchi le mani e poi ti chiedi se c’è un Dio o se c’è qualcuno che ti dia ascolto”), Ti piscio sul presepe (“Non fidarti di me, non fidarti di me, ti piscio sul presepe, non fidarti di me”), Covidiots (“Io me ne fotto io me ne fotto un po’, mi drogo esco un po’, a casa non ci sto, no no no no”), Sovranista (Tu parli e parli. Parli di niente, non vali un cazzo. Un cazzo di niente). Unici superstiti della carneficina operata dalla stronzaggine imperante, pochi alienated local heroes, refrattari ad ogni contaminazione, perché san(t)amente Mongo e dunque fuori dalla Storia (Number 71, Re del Punk Rock…), o addirittura Post-human (Robot), in piena tradizione/alienazione Devo-Pere Ubu.

Una volta poi che avrete vomitato per benino tutto lo schifo italiota che in questi ultimi anni vi è stato proposto come soluzione alle vostre meschine frustrazioni da western kings of punk, sarete definitivamente frullati nello Psycho(d)rama lo-fi garage r’n’r cantato in inglese del lato B. Un parossistico completamento del meritato lavaggio del cervello, tra echi di Pussy Galore, Man or Astroman?, Oblivians periodo play 9 songs, e dalle parti di una totally uncool Schizo Blues Explosion… Perché il marcio è ormai ovunque, baby, altro che Sovranismo…This is my realm, this is my home, get out of here, who the fuck you are?, come cantano in Get Out. L’incubo tutto reale della side A sembrerà apparentemente solo un brutto sogno, dopo l’happy sing-along del congedo freak garage, quasi alla Black Lips, di Freak love. Ma basterà cambiare di nuovo facciata e le belle, sante, storie dalla Pandemia Sovranista 2020 torneranno a torturarvi la lurida coscienza, riportandovi alla disperata realtà…Ricordate? La storia si ripete sempre.

Sovranista: parola ottusa e vuota. Di questi tempi ci puoi mettere dentro di tutto; la puoi perfino far convivere con Negazionista, suo evidente contrario. Ma se rifiuti e scacci l’idea della convivenza con l’altro, nel nome della salvaguardia della “sovranità locale”, come puoi negare un virus invisibile, che proprio da fuori, dall’esterno, ti penetra dentro e rischia di ammazzarti, nel tuo meschino ghetto travestito da orticello?

Impiccati in copertina, sullo sfondo i casermoni brutalisti di una periferia occidentale (e ti immagini volar giù masserizie e stracci, patetici detriti degli sgomberi DIY delle guerre tra poveracci), i nostri “zozzoni” cedono a quei tristi palazzoni il bianco/rosso/verde della pezza da culo nazionale delle loro tute e si immolano, bianchi e immacolati, sulla strada rosso sangue del calvario dell’intelligenza.

…Non fidarti di me, non fidarti di me, ti piscio sul presepe, non fidarti di me… Sovranista: un disco contro ogni ortodossia… Augh!